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Ossigeno: conservazione e avvertenze (Parte 3)

Ossigeno: conservazione e avvertenze (Parte 3)

Metodologia di conservazione dell’ossigeno

Bombole di gas compresso
Trovano la loro utilità in terapie di breve termine, in quanto una bombola di grandi dimensioni arriva al massimo a 2 giorni di autonomia ad uso continuo.
Il maggiore svantaggio consiste nel continuo ricambio e nell’impossibilità di svolgere attività che necessitino il movimento. Vengono assegnate per scopi palliativi-sintomatici e le dimensioni si aggirano mediamente intorno ai 3.000-6.000 litri.

Stroller e contenitori per l’ossigeno liquido
I contenitori ad alta capacità raggiungono i 32.000 litri, mantenendo tuttavia un peso moderato e la possibilità di trascinarli mediante ruote. Grazie agli stroller invece (una versione ridotta dei normali contenitori), è possibili anche svolgere attività extradomiciliari, grazie alle dimensioni e al peso contenuti, che permettono il trasporto mediante tracolle o zaini. Sono inoltre ricaricabili, date le piccole dimensioni.

Concentratori
Non è un vero metodo di conservazione dell’ossigeno, quanto piuttosto un sistema di purificazione dello stesso dall’aria. Tramite filtri di zeolite filtrano azoto e scorie dall’atmosfera e inviano ossigeno puro all’utilizzatore. Si dividono in stazionari e portatili; i primi sono ingombranti e sono fissi o trascinabili grazie a rotelle, sono per l’uso casalingo o comunque all’interno di strutture; i secondi sono invece di dimensioni e peso estremamente ridotti e permettono all’utente la massima mobilità. Inoltre, entrambe le tipologie necessitano di scarsissima manutenzione, che si riduce alla pulizia o eventuale sostituzione dei filtri. L’unico difetto è il ronzio di sottofondo prodotto dal motore, in quando dispositivi elettrici o a batteria.

Possibili rischi

Lo scopo dell’ossigenoterapia è quello di aumentare l’apporto di ossigeno ai tessuti del paziente; questo però, può determinare una progressiva riduzione della ventilazione in pazienti con ridotta sensibilità dei centri respiratori alla CO2, dato che l’ipossia rappresenta uno stimolo per il mantenimento della ventilazione (sono quindi importanti i monitoraggi, anche attraverso la misurazione della PO1, espressione del drive respiratorio centrale). L'ossigeno determina vasodilatazione sul circolo polmonare e questo può contribuire all'effetto shunt (incremento di zone perfuse non ventilate), con diminuzione degli scambi gassosi. Si possono inoltre verificare alterazioni della clearance muco-ciliare e lesioni a carico dei pneumociti di 2° tipo. I rischi tossici a carico di altri tessuti sono da attribuire alla produzione in eccesso di radicali ossidanti da parte di cellule esposte all'iperossia.

Avvertenze di sicurezza

Rischio di incendi
L'ossigeno non brucia (è infatti un comburente, non un combustibile), tuttavia accelera notevolmente la combustione del materiale infiammabile. Per prevenire il rischio di incendio non fumare deve essere la regola di base. Sigarette o altri tipi di tabacco accesi devono essere tenuti lontano dal luogo dove l'apparecchiatura viene posta in esercizio.
Inoltre si consiglia di mantenere l'apparecchiatura ad una distanza di almeno 1,5 metri da qualsiasi dispositivo elettrico.
Tenere l'apparecchiatura lontano da fiamme libere o da fonti di calore quali forni o stufe. Tenere i materiali infiammabili lontano dall'apparecchiatura.
Oli e grassi prendono fuoco facilmente e bruciano rapidamente in presenza di una concentrazione di ossigeno elevata.
Non lubrificare mai, per nessuna ragione, le apparecchiature destinate a contenere ossigeno. Non usare mai spray ad aereosol nelle vicinanze dell'apparecchiatura.
Per prevenire i rischi di concentrazioni di ossigeno elevate:
mantenere ben ventilati i locali dove vengono lasciati i contenitori; mantenere sempre i contenitori in posizione verticale.
In caso di rovesciamento dei contenitori si avrà fuoriuscita di ossigeno gassoso e liquido. Se ciò si verificasse, ventilare opportunamente il locale. Non sistemare l'unità portatile sotto capi di vestiario. La competenza necessaria e la complessità degli esami richiesti rendono la prescrizione di pertinenza dello specialista pneumologo. Il paziente che risponde ai requisiti indagati riceve una autorizzazione, di validità annuale, all'uso dell'ossigenoterapia domiciliare che, per l'ossigeno liquido, viene assicurata e rifornita a domicilio da una ditta convenzionata, previo controllo da parte dell’ufficio farmaceutico dell’A.S.L. e con la possibilità anche di monitoraggi domiciliari attraverso il servizio di home care respiratoria già da alcuni anni assicurato dagli specialisti pneumologi della stessa azienda.

Postato su 16/02/2015 Home, Informarsi meglio, Tutti gli articoli 0 2699

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