Se il Vostro medico vi ha riferito che i concentratori non vanno bene per i pazienti in ossigenoterapia è molto probabile che sia rimasto "scottato" dalle vecchie generazione di concentratori.
Come già detto le bombole di ossigeno liquido erogano ossigeno in flusso continuo: considerando che la fase di inspirazione è pari a 3/4 dell'intero ciclo respiratorio è normale considerare che circa 3/4 della bombola non vengano realmente utilizzati dal paziente.
Su questo principio, nell'ottica del risparmio energetico della batteria, i concentratori di ossigeno portatili erogano ossigeno in flusso pulsato: l'ossigeno viene rilasciato dal dispositivo solo in fase di inspirazione.
Tuttavia questo sistema di rilascio "on demand" ha richiesto persi anni prima di essere messo a punto in maniera ottimale.
Le prime generazioni di concentratori infatti rilasciavano l'ossigeno con molta velocità, ma poca pressione. Risultato: i pazienti che utilizzavano i concentratori desaturavano in maniera sensibile rispetto all'ossigeno liquido. Non era infrequente avere pazienti affetti da BPCO che saturavano fino al 94% con l'ossigeno liquido mentre non arrivavano all'85% con il concentratore di ossigeno portatile.
Dal 2012-2013 in poi le nuove generazioni di concentratori di ossigeno hanno raggiunto standard altissimi grazie ai sistemi di rilascio più rapidi e più sensibili. Oggi i concentratori di ossigeno garantiscono saturazioni pari o superiori a quelle dell'ossigeno liquido soprattutto nella fase sotto sforzo, ossia la più delicata per un paziente affetto da insufficienza respiratoria cronica.
Se pertanto il vostro medico vi ha riferito che i concentratori di ossigeno "non vanno bene", con molta probabilità è rimasto fermo alle vecchie generazioni di dispositivi e sarà ben lieto di essere informato dei pazienti delle novità.