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Ossigeno: flusso continuo o pulsato?

Pubblicato5 anni fa 202

Ossigeno: flusso continuo o pulsato?


Una delle domande che ci viene posta più spesso è: "siamo sicuri che il flusso pulsato di ossigeno dei concentratori portatili vada bene?"

La domanda è assolutamente lecita, ma per rispondervi è necessario fare alcune premesse.

Innanzitutto è bene sottolineare che l'Italia è rimasto uno dei pochissimi paesi europei ancora legato alla terapia con ossigeno liquido: in qualsiasi pneumologia o centro specializzato vi sentirete rispondere che l'unica "medicina" per le malattie respiratorie è costituita dall'ossigeno liquido.

L'ossigenoterapia liquida in Italia e nel mondo

La terapia con l'ossigeno liquido è stata introdotta in Italia negli anni '80 e da allora si è radicata (e diffusa) nella nostra penisola con sempre maggior forza, fino a diventare l'unica terapia prescritta e riconosciuta.

Se negli anni '80 e '90 era una rivoluzione (in senso positivo), oggi la terapia con ossigeno liquido costituisce una zavorra da cui il paese non riesce a liberarsi, con un aggravio di costi per il sistema sanitario nazionale e soprattutto con un impoverimento della qualità di vita dei pazienti.

E il resto del mondo ci sta sorpassando: i concentratori di ossigeno rappresentano il futuro, ma in molti paesi sono già una concreta realtà. Negli Stati Uniti i pazienti trattati con i concentratori di ossigeno sfiorano il 70%, in Germania siamo prossimi al 40%... in Italia meno dello 0,5%.

La svolta dei concentratori di ossigeno

A questo punto la risposta alla domanda iniziale è quasi ovvia: In Italia è considerato migliore il flusso continuo, ma solamente perché è l'unico conosciuto. Al contrario nei paesi sopracitati gli stessi pazienti, con le stesse patologie e le stesse problematiche, vengono curati con il flusso pulsato.

Diversi studi hanno dimostrato che i concentratori di ossigeno portatili negli ultimi hanno compiuto passi da gigante: se prima infatti non erano in grado di saturare, era pesanti e in più molto rumorosi, gli ultimi dispositivi sul mercato hanno rappresentato un incredibile salto di qualità che sta letteralmente cambiando l'approccio alla terapia ventilatoria in diversi paesi.

Sono sopratutto i concentratori Inogen One a segnare il passo: questi dispositivi infatti saturano esattamente come l'ossigeno liquido, pesano meno degli stroller ed hanno un livello di rumorosità assolutamente accettabile.

Il flusso pulsato pertanto rimane un ostacolo principalmente psicologico, ma non clinico: i walking test comparativi dimostrano che i concentratori Inogen One hanno una resa clinica pari o, in alcuni casi, superiore all'ossigeno liquido. Con gli ovvi vantaggi che un dispositivo dall'autonomia virtualmente illimitata può avere.

L'unico dubbio rimane per la terapia notturna: di notte infatti tendiamo a respirare sia con la bocca che con il naso, pertanto l'effusione di ossigeno dalla bombola rappresenta un vantaggio rispetto al concentratore, con cui è possibile ricevere ossigeno solo dal naso.

Conclusioni

Il concentratore portatile di ossigeno rappresenta la soluzione migliore per coloro che soffrono il vincolo della bombola e degli spostamenti. È inoltre la soluzione ideale per chi vuole imparare a respirare "meglio", riabilitando il proprio apparato respiratorio ad un utilizzo ottimale. Tuttavia, per il solo uso notturno, rimane consigliabile l'utilizzo dell'ossigeno in flusso continuo (da bombola o da concentratore stazionario) per le caratteristiche di respirazione che ci contraddistinguono.

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